ANTONIO DELLISANTI EDITORE

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ANTONIO DELLISANTI EDITORE
 


Antropologia culturale e ricerca storica

Gino Del Giudice
"Vocabolario del dialetto stattese"
Compendio delle regole di scrittura, accenni alla grammatica,
con detti, motti, aneddoti, proverbi, vita vissuta, amenità,
notizie curiose, personaggi


ISBN: 978-88-89220-74-0 - Pagg. 552- Euro 13,00

Il dialetto, retaggio culturale di ogni comunità, è stato, nei passati cinquant'anni, contaminato dal fenomeno dell'urbanesimo subendone quasi il declino. Molti cittadini di Provincia, soggiogati dall'ostentata artefatta atmosfera della vita di città, hanno accettato supinamente se non addirittura incoraggiato la sua alienazione, frantumandone l'essenza.
Le nuove generazioni culturalmente più evolute, consapevoli del danno subito e dotate di una rinnovata spinta propulsiva, ne invocano il recupero e, assieme ai "vecchi", si impongono all'unisono di ricomporre i "cocci" danneggiati ma non scomparsi, dell'antica parlata: "Il dialetto, vera lingua madre dei popoli" (Giacomo Devoto). La documentazione di base del repertorio è in buona parte proveniente dalla tradizione orale, connaturale patrimonio della memoria storica di coloro che avendola assimilata in modo indelebile, ne conservano il fascino. Il compendio delle regole grammaticali è il risultato finale di un lavoro di ricerca attenta.
Le informazioni già raccolte in tali versanti, organizzati per temi, una volta affiancate al presente lavoro e rese pubbliche, potranno impreziosire sempre più la nostra identità linguistica ed il nostro patrimonio storico. "L'avere la lingua famigliare sulle labbra non basta. Occorre rettificarne l'uso con lo studio e la ragione " (Giuseppe Giusti).
La E in fine parola è mutuata con pensata convinzione da Niccolo Tommaseo che, a metà del diciottesimo secolo, la giustificava per la lingua francese: "Ha una grande funzione d'evasione che determina a distanza le sillabe, è appoggio che fa piana la desinenza, addolcendo la durezza delle finali in nude consonanti".
In molte voci del repertorio vengono affiancati proverbi attinenti al vocabolo, vera ricerca paremiologica. Molte frasi e detti girano nell'aria del paese, ed è stata soprattutto questa fonte genuina di "ammennicoli" di vita vissuta. Intrigante appare la mancata traduzione di questi proverbi, il significato più evidente che, in buona sostanza ne sorregge l'essenza stessa, non è imperativo. Come è noto, un proverbio ha varie possibilità di interpretazione e varie sfaccettature di riferimento, perciò lo stesso, opportunamente riferito, assume, secondo la formazione, l'ambiente, il contesto socio-culturale in cui si opera, il significato più pregnante.

GINO DEL GIUDICE (Statte - Tarante -1939) conduce assieme alla moglie e ai suoi tre figli, nella città natìa, l'omonima azienda commerciale di pianoforti e strumenti musicali. Ha nutrito, sin da piccolo, la passione per la musica. Compositore, dall'originalissima inventiva melodica, ha realizzato numerosi schizzi musicali e canzoni, tra cui molte già patrimonio "paesano" che attengono alla tradizione di Statte e del circondario.
Nel 1995 ha composto "L'inno a Statte", che viene eseguito dalla banda "Orchestra a fiati della Città di Statte", nelle occasioni in cui il paese celebra ricorrenze, sagre e manifestazioni varie. Esercita la professione di accordatore e riparatore di pianoforti.
La sua formazione è prevalentemente tecnica; nel campo della costruzione e della riparazione dei pianoforti, ha realizzato macchine ed attrezzi vari, alcuni coperti da brevetto, in dotazione alla maggior parte dei tecnici italiani del ramo e in fabbriche di pianoforte estere. E' autore di vari articoli tecnici attinenti al settore, tradotti in varie lingue.
Presente in varie antologie di letteratura e poesia, ha al suo attivo altre pubblicazioni: "Inquietudine e serenità" (1977); "Statte, paese mio"(1977); "La pastorale di Natale" (1998); "Impronto intimo" (2001); e "Come ti aggarbo una festa" (2004).
Da anni si interessa della riscoperta del valore intrinseco e delle origini degli etimi dell'antica parlata stattese e alla loro catalogaziene, nonché alla stesura ragionata delle regole di scrittura. Queste, chiare e facilmente assimilabili, pur se distanti da quelle filologiche rigide che comprendono la fonetica intemazionale, risultano filologicamente efficaci e rendono il dialetto avvicinabile anche a coloro che non hanno conoscenza di greco e latino. In questa direzione ha sviluppato il presente lavoro, coadiuvato da glottologi e studiosi con cui ha organizzato e stilato il compendio della grammatica. Il dialetto così diviene, sia nella scrittura che nella lettura, un divertimento. Dal volume "II dialetto stattese" si apprezza, senza ombra di dubbio, il frutto attento di una ricerca di grande impegno umanistico, da cui traspare incontrovertibilmente la passione per la storia e l'amore per le tradizioni della sua Statte.


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